Decima nel Perù

 

Nel 2011 a cura di Antonio Melis viene pubblicato presso la casa editrice Artemide il volume La Decima nel Perù. Omaggio a Nicodemes Santa Cruz. Il libro è una piccola antologia di decime che vengono dalla letteratura orale del Paese sudamericano e tratta un ventaglio molto ampio di tematiche: dai religiosi, agli esistenziali, a quelli politici e di denuncia sociale.

L’introduzione del curatore è estremamente interessante e mostra come la decima in Perù inizia a diffondersi già con la conquista e la colonizzazione spagnola: inizialmente venivano inserite all’interno delle prime cronache storiche che descrivevano lo scontro tra spagnoli e gli inca (si vedano per esempio le poesie di Francisco de Xerez). Per secoli la decima ha avuto un’impronta e un’influenza peninsulare, ma quando il Perù smette di essere una colonia si aprirà al criollo, discendente dello spagnolo, sentendosi lontano dalla madrepatria (un esempio sono le poesie jawari e poi yaravì, scritte nelle lotte per l’indipendenza, di Mariano Melgar).

Le tematiche seguono le evoluzioni politiche e storiche del Perù: i decimisti hanno un’attenzione costante alla realtà sociale e politica, frequente in quasi tutti i luoghi e poeti in cui si improvvisa poesia. Con la democrazia inizia a diffondersi una decima di origine africana, in cui si esplicita la condizione negra e la sua eredità culturale contro il razzismo e un’esaltazione delle proprie radici. Nel XX secolo i decimisti si specializzano e si professionalizzano e la decima inizia ad essere usata in un contesto performativo, accompagnato però sempre da uno scritto elaborato in precedenza.

Nicomedes Santa Cruz

Esponente di primo piano in questa raccolta è naturalmente Nicomedes Santa Cruz, il quale tentò di spiegare la crisi successiva di questi processi in Perù, ovvero l’inurbamento inteso come sradicamento di popolazioni che distrugge la pratica tradizionale orale e della poesia. Le popolazioni della Sierra furono trasportate in centri urbani, per esempio a Lima dove all’inizio la poesia orale si smarrisce e perde d’identità. Solo successivamente e progressivamente si riorganizza intorno a feste patronali, reinterpretate alla luce del nuovo contesto, all’interno di luoghi deputati a questo uso chiamati casas de janara.

La decima peruviana ha un carattere interessante a livello strutturale, non riscontrato nelle decime improvvisate cubane: spesso la loro struttura è formata da una quartina di ottonari iniziale (planta) e quattro decime di ottonari che hanno come verso finale ciascuno dei quattro versi della planta (glossa).

 

 

Elvio Ceci

David Riondino

 

NICOMEDES SANTA CRUZ

Indio de la cordillera

 

 

Indio de la cordillera

en tu desconfianza pienso

pero penetrar quisiera

a tu corazòn inmenso.

 

Comprendo tu desconfianza

y en verdad no te censuro,

hay en tu pasado obscure

cuatro siglos de asechanza.

La promesa de bonanza

y la arenga patriorera

no cuajan en tu sesera,

te muestras irresoluto

y entonces te creen bruto,

indio de la cordillera.

 

¿Indio? No señor: ¡Peruano!

Voy hacia tu muda queja,

acerca a mi voz tu oreja

que no hablaremos en vano.

Yo, tu hermano; tú, mi hermano,

frutos de un dolor intenso…

Si hablando no te convenzo,

si animándote hago mal,

mas que en justicia social

en tu desconfianza pienso.

 

Hierve con sordo murmullo

la sangre en tu pecho estoico,

mientras altivo y heroico

va solitario tu orgullo.

Quiero luchar por lo tuyo

como que si mío fuera.

Déjame gritar siquiera

tus tristezas en mi canto.

No tiene puertas tu llanto,

pero penetrar quisiera.

 

Por legendaria guerra

juntos, muy juntos, llorar;

secar el llanto y luchar

y reconquistar la tierra.

En costa, montaña y sierra,

sin un peruano indefenso,

perforar un surco extenso,

enterrar el mal pasado

y revivir abrazado

a tu corazón inmenso.

NICOMEDES SANTA CRUZ

Indio della cordigliera

 

 

Indio della cordigliera,

alla tua sfiducia penso

ma penetrare vorrei

il tuo cuore immenso.

 

Comprendo la tua sfiducia

davvero non ti censuro,

nel tuo passato oscuro

quattro secoli di agguati.

La promessa di ricchezza

e l’arringa patriottarda

non ti entran nella zucca,

ti mostri irrisoluto

per questo ti credono un bruto,

indio della cordigliera.

 

Indio? Ma no: peruviano!

Corro al tuo muto lamento,

avvicinami il tuo orecchio

noi non parleremo invano.

Io fratello; tu fratello,

frutti di un dolore intenso…

Se parlando non convinco,

se faccio male a animarti,

più che a giustizia sociale

alla tua sfiducia penso.

 

Bolle con sordo sussurro

il sangue nel petto stoico,

mentre superbo ed eroico

va solitario il tuo orgoglio.

Io lotterò per il tuo

come se fosse il mio.

Lasciami almeno gridare

la tua tristezza nel canto.

È senza porte il tuo pianto

ma penetrare vorrei.

 

Per la leggendaria guerra

Piangere uniti, uniti;

gli occhi asciugare e lottare

e riconquistare la terra.

Su costa, selva e sierra,

nessun peruviano indifeso,

perforare un solco esteso,

sotterrare il mal passato

e rivivere abbracciato

al tuo cuore immenso.

 

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