OTTOTTAVE 2012 – Classifica Finale

OTTOTTAVE 2012 V edizione
Classifica Finale
i nomi dei vincitori

Autore Posizione Motivazione
Tonietto Stefano 1 Colpisce la forma dialogata del componimento che riscopre e rinnova un elemento tradizionale e allude a virtuosismi presenti nella letteratura colta e popolare dal ‘300 in poi
Trapletti Mario 2 Si apprezza un tentativo di rinnovamento e di originalità nell’alternanza delle stanze intramezzate dalle quartine spina dorsale della vis comica presente nel componimento.
Cornaglia Carlo 3 Si apprezza l’antica tradizione del contrasto riproposta in forma scritta nel componimento
Volterrani Ermanno 4 Purtroppo penalizzato dalla mancata ripresa della rima tra le stanze II e III si segnala il componimento per l’originalità e la gradevolezza.
Bagnani Benedetto 5 ex equo
Cavallini Piergiorgio 5 ex equo
Cenni alfredo 5 ex equo
Kezich Giovanni 5 ex equo

Stefano Tonietto

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“Chi è l’ultimo, mi scusi?”. “Sono io,
anche perché son l’unico”. “Perdoni,
ma in che marasma sono lo sa Dio,
tra ’sti ’mpicci di pratiche e condoni…”
“L’abbiamo tutti quanti, caro mio,
’sto cazzo di governo sui coglioni”.
“È questo qui l’Ufficio Codicillo?
Chiamano a nome? Cosa faccio, squillo?”.

“Prenda là il numerino, e stia tranquillo.
Ecco la macchinetta del caffè.
Ha moneta?”. “Saltello come un grillo,
da stamattina ne ho già presi tre”.
“Vedrà che poi sarà per un cavillo,
come all’albergator prima di me.
Gli contestano (e mica s’è persuaso!)
trenta milioni di tributo evaso…”

“Sì, ma che c’entro io?”. “Prendono a caso”.
“Ma perché proprio me?” “Raschiano il fondo”.
“Ho famiglia…” “Ci menano pel naso”.
“…una casa e due campi…” “Un latifondo!”.
“…messa mezza in collina…” “Tipo maso?”
“V’ho coperto un terrazzo”. “O casca il mondo!”.
“Sì, lo so, non è niente, ma, meschina,
dicono abuso d’una pensilina!”.

“Come han detto anche a me per la piscina.
Non mi faccia dir altro, la capisco…
Abusiva la nuova palazzina,
il giardino barocco e l’obelisco,
le dépendances d’hiver, mezza dozzina,
e il gazebo d’estate ad uso disco.
E sapesse il casino che da solo
alza lo sbancamento per il molo!

Per due ruderi, là, nel sottosuolo,
blocca i lavori la Sovrintendenza.
Vuoi diboscare? Peste col vaiolo,
arriva Italia Nostra in diligenza!
Dell’eliporto, per un ovaiolo
del WWF, tocca fare senza.
Guardi, se ha voglia di valorizzare
in Italia, fa prima a rinunciare.

E passi per gli abusi! Regolare
vien sempre la ciambella del condono;
centro, sinistra o destra, a ben guardare,
per un tozzo di pan sempre lì sono.
Ma zampe in tasca a noi, questo è volgare!
Noi che diamo lavoro!…  E con quel tono!
Professionisti ed imprenditorame,
loro evasori, e noi si fa la fame!”.

“È la stampa…” “Che vive di letame.
Ma non tema per me, sono scafato”.
“O come pensa di passar l’esame?”.
“Ci vuol pazienza ed abile avvocato”.
“Uno famoso?”. “Meglio ancora infame!”.
“E se perdo la causa?”. “Sia moderno,
corra al Tar, e si copra per l’inverno”.

“Vien primavera…” “…e cade giù il governo!”
“Sì, ma i processi… Una persecuzione!”.
“Si trova sempre un giudice fraterno,
e, non ci fosse, c’è la prescrizione”.
“Ma se soccombo?”. “Che sarà, l’Inferno?
Mi dia retta, trascini in Cassazione!”
“E se tocca pagar? Cos’altro tento?”.
“Si faccia candidare al Parlamento!”.

Mario Trapletti

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O te beato fra tutti i mortali
che paghi la tua decima allo Stato
e sembri non aver bruciori anali
sebbene ti si dica tartassato.
Benvisto sei da preti e cardinali
perché l’otto per mille hai finanziato.
Sei solido e al contempo trasparente,
che tu sia pensionato o dipendente.

Fisco al vento, infuria il sor Beféra,
nella botte lui seguita a cercar.
Dell’evasore è ormai la bestia nera:
non lo lascia in pace più dormir.

Un trallallero a te che sei l’abbiente
io dedico dal fondo del cuor mio.
Balzelli tu ne paghi poco o niente
e per coerenza paghi manco il fio:
allora, perché hai l’aria sofferente
di chi s’accinge a dare il mesto addio
a un caro famigliare, ad un amico
che presto sarà il pasto di un lombrico?

Come Diogene , alla luce di fiammelle,
uomo o donna vedendolo ha un sospir.
Non accetta regali o bustarelle,
l’evasor col lazo va a ghermir.

Io soffro ‘ché lo Stato mi è nemico,
mi vuol succhiare il sangue, ‘sto vampiro.
Ed io, che non anelo esser mendico,
per non veder svanire in un sospiro
del mio lavoro pure l’ombelico
a spasso me lo porto, a fare un giro.
Poiché del fisco sente la pressione,
un poco gli fa bene d’evasione.

Se tu sei per colpa della sorte,
commerciante oppure un artigian,
non più sicura è la tua cassaforte:
nella lista sei degli evasor.

Io invece godo della situazione
di chi vive al di fuori del dilemma
se fottere allo Stato una porzione
oppure, con un qualche stratagemma,
sottrargli tutto intero il guiderdone.
I Finanzieri, porca la maremma,
han tanto a cuore me e la mia salute
che chiamano i salassi trattenute.

Sopra Trento, giù fino a Matera
e a Palermo, tutti fa trremar:
con i blitz a sorpresa nella sera
gli scontrini sembrano fioccar.

Non sono le tue notti combattute
fra l’ansia per le profughe sommette
e sordide parcelle devolute
a quegli emulator di cavallette,
compagni di merende e di bevute,
che son commercialisti ed altre elette
genìe di finanzieri e consulenti
che campano coi sogni dei clienti.

Se però muove al pianto anche le stelle
lo stipendio che riesci a percepir,
lui t’ignora perché tu le gabelle
paghi tutte senza mai sfuggir.

A me fan da cuscini i miei proventi:
tra due io dormo placido e sereno.
A vuoto irromperebbero gli Agenti:
grassato m’hanno appena fatto il pieno.
Non spalmo il fondoschiena di astringenti
perché se ci riprovano mi sveno:
per evitarmi il dramma del distacco
mi han chiuso in un ameno culdisacco.

Ma se dichiari entrate esigue e smorte
e poi giri con l’auto di Batmàn,
stai sicuro che finiranno estorte:
più dell’uomo è il Fisco cacciator.

T’invidio te che vivi nello svacco
sapendo che da lì non puoi scappare.
Io invece sono sempre sotto scacco,
temendo di vedermi svaligiare.
Di soldi spendo e spando più che un fracco,
un euro non lo posso risparmiare
se no lo Stato me lo porta via
per soddisfare la sua bulimia.

Mai non cessa né si placa il sor Beféra
batte cassa con un piglio sovruman.
Se non paghi ti sbatte anche in galera:
i morosi acchiappa pure in Siam!

Me ingenuo! Senza alcuna fantasia,
credevo che la vita d’evasore
scorresse ricca d’agi e d’allegria,
non certo nelle spire del terrore!
Ma tie’, che la baratto con la mia
che manco sa cos’è un registratore
di cassa, una fattura, uno scontrino.
Dell’evasor si sa che è sparagnino.

Carlo Cornaglia

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Con le tasse che aumentan sempre più,
in un’Italia quasi alla rovina
i preti, gran campioni di virtù,
fan tutti i dì una mossa birichina
per giocare col fisco a far cucù,
come fa il bimbo al quale la cugina
orrebbe dar, per gioco, uno spintone.
Dei preti si nasconde l’evasione

perché vien travestita da elusione,
ma benché tutti l’abbiano capito,
finge di no lo Stato Pantalone,
di baciapile sempre ben fornito.
Della Bocconi il massimo campione
che ci governa dopo l’impunito
andò a ossequiare il Papa in Vaticano
anche per rastrellare un po’ di grano.

Incontrato il pontefice romano,
gli raccontò che i tempi sono duri.
Lo benedisse il Papa, croce in mano,
all’Italia facendo tanti auguri
e tanti complimenti al bocconiano:
“Con l’aiuto di Dio siamo sicuri
lo congedò il campione dei conclavi
che pur senza la Chiesa te la cavi”.

L’esimio professor, savio fra i savi,
sa che il Papa non parla di quattrini
lasciando l’incombenza ai propri schiavi,
segretari di Stato un po’ rabbini,
nel fottere i fedeli sempre bravi
e ad arraffare soldi sempre inclini.
Dal cardinal Bertone Monti è andato
e di pagare l’Ici lo ha pregato:

“Cardinal segretario dello Stato,
vorrei non le sembrasse un sacrilegio
che il far commercio venga alfin tassato
con la rinuncia al vecchio privilegio
che l’Italia, paese disastrato,
un dì vi regalò, al buon senso in spregio”.
Il cardinal Bertone a quest’appello
il professor guardò come un fratello,

ma poi si comportò come un monello.
Con la sinistra man sul destro braccio
rispose con il gesto dell’ombrello:
“Mi scusi, professor, per il gestaccio
ma non vogliam pagar nessun balzello.
Per lei personalmente mi dispiaccio,
ma dell’Italia proprio ce ne frega:
l’Ici non pagherem sulla bottega!

Pronto rispose il bocconian stratega,
con un sorriso e una strizzata d’occhio:
“Abbia fiducia in me, caro collega,
insieme studierem qualche papocchio
che sembri far pagar la sua congrega.
Lo firmerem con uno scarabocchio
per far tranquilla della Ue la gente,
ma giuro che non pagherete niente

in barba all’italian contribuente!
“Ed è così che l’italiano fesso,
baciapile, credente o miscredente,
grazie ad un bocconiano di successo
dal fisco è tartassato duramente.
Per la miseria sempre più depresso
e contro i preti dato fondo ai Cristi,
gli dirà: “Siete peggio dei taxisti!”

Ermanno Volterrani

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“Guarda qui, ma che bella libreria:
ci stanno bene Kant e Pasolini,
Ungaretti, Montale, Levi Lia,
Dante, Boccaccio, Dacia Maraini;
tomi di storia e di filosofia,
favole, libri per i più piccini.
T’ho fatto un lavoretto su misura
non vorrai che ti faccia la fattura!?”

“Lei ha un problema con la dentatura!”
Disse l’odontoiatra tal dei tali
suggerendomi, dopo la puntura,
di fare otturazioni interstiziali
per chiuder d’una carie la fessura
che scongiurasse guai colossali.
“Quanto mi costa?” Chiesi un po’ in pensiero.
“Son solo mille, ma se paga in nero!”

Di comprar casa ho avuto l’occasione,
vidi un appartamento ad Antignano,
m’informai del conquibus col padrone
e ci accordammo dandoci la mano.
“Io conosco un notaio!” fe’ sornione.
Nel bell’ufficio posto al quarto piano,
firmato… ”Son seimila…” disse franco
e, sottovoce, “tre di sottobanco!”

Dall’ostricaio mi fermai al banco
avevo voglia di frutti di mare
e Marino, con un grembiule bianco
un dietro l’altro ne iniziò a sgusciare.
La scorpacciata che feci al suo fianco
per anni la continuo a ricordare
“Quant’è?” chiesi succhiando uno stecchino
“Facciamo venti, ma senza scontrino!”

Le volli regalare un anellino,
d’anniversario fu la ricorrenza,
niente d’eccezionale, un gioiellino
fatto coll’oro giallo di Valenza.
Dall’orafo recommi e per benino
me ne mostrò svariati, e con pazienza
n’adocchiai uno e lui da finto tonto:
“Senza scontrino le farò lo sconto!”

Il mio meccanico intervenne pronto
sul propulsore che i colpi perdeva
“La pompa del gasolio, io la smonto”
disse. La chiave a brugola prendeva
girando il dado, “Poi te la rimonto…”
e, per finire, il cofano chiudeva.
“Se tu rinuncerai alla ricevuta…
cento Euro e ti pago la bevuta!”

È così che si pagan la tenuta
in campagna, la macchina sportiva,
moto, palestra, viaggi. È risaputa
che studian la maniera creativa
per non subire alcuna trattenuta
e mascherar la rendita effettiva
con i commercialisti conniventi
fingendosi, tra tutti, i meno abbienti.

Il fisco, intanto, fa gli accertamenti,
ma spiccioli riesce a raccattare,
tanto ci sono sempre i dipendenti
dal reddito sicuro da tassare:
s’alzano del tributo i coefficienti,
le casse dell’erario ad impinguare!
Arduo cavare da una rapa sangue:
“A fine mese, il borsellino langue!”

Alfredo Cenni

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Al cinema s’è riso a crepapelle
Del folle paradosso del fiorino
Che un esattor di tasse e di gabelle
Bramava per pedaggio di confino,
Ed era così ligio alle tabelle
Da reclamare un conio fiorentino,
Come Troisi ansioso balbettava
O se Benigni, apposta, strepitava!

La gente in fondo è sempre stata schiava
Di qualche pio burocrate ufficiale
Che i dogmi dell’Erario li sposava,
Tassandoti financo l’orinale,
E quando un goccio d’acqua ti scappava,
La trattenevi, fino a farti male,
Se non volevi incorrere in sanzione
Per non aver dosato la minzione!

Fossero abati ingordi o “Pantalone”
Il popolino, ad ogni piè sospinto,
Ha avuto sulla groppa un gran crocione:
Pagare a quelli un conto variopinto;
In cambio un trattamento da caprone,
Mazziato e poi stipato in un recinto,
A spigolare avanzi di pannocchia
O biascicare cosce di ranocchia.

Ma un giorno diede fuoco alla Parrocchia
Il popolo di Francia, tutto unito,
A Re Luigi espunse la capocchia,
E partorì un borghese ripulito,
Che in un nonnulla s’ammantò di spocchia,
E sbugiardò l’origine, arricchito,
Almanaccando che pagar le tasse
Non fosse acconcio ai primi della classe.

Languivano, l’Erario e le sue casse,
Così non si poteva andare avanti,
“Però, Dio bono! Quante belle masse!
Suggiamo a loro un poco di contanti!”
E via ad appesantire il semiasse,
Con oneri e tributi esorbitanti,
E l’evasore, guitto e manicheo,
A fare a tutti quanti “marameo!”

E’ chiaro, dunque, anche al più babbeo,
Che in questa storiellina di macchiette,
L’unico aduso a fare il cireneo,
E’ l’uomo onesto, privo di etichette,
Che se lo vedi in testa ad un corteo,
Vuol dire ch’è ormai stufo di bollette,
Che s’è raschiato il fondo del barile
E che vorrebbe prendere il fucile!

Però violenza è sempre un atto vile,
E lui,come “buon padre” l’allontana,
Poi questo è anche un anno bisestile,
Hai visto mai che soffi Tramontana!
Vedrai che la risolvono con stile,
La crisi, con il giusto toccasana,
E senza una marea d’imposizioni
Sopra la casa, i mutui e le pensioni…

Ed eccoli, che tengono lezioni,
Come Savonarola e senza voto!
“Jattura voi, sfigati e bamboccioni!
Cocchi di mamma dal cervello vuoto!
Il posto fisso è morto e Inquisizioni
Per gli evasori abbiamo messo in moto!
Te uomo onesto intanto……. un bel fiorino!
E non dimenticarti lo scontrino!

Benedetto Bagnani

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Ma tu cos’hai che ti lamenti tanto
Di che ti lagni? dì, facci sapere,
Or’hai un profilo magro che è un incanto
Sei snello sia di petto ‘e di sedere.
Quel completino che ti andava tanto
Ti va perfetto, sarà un bel vedere.
La dieta che ci han dato è proprio bona
Queste l’è proprio gente ‘e non cogliona.

Noi si va avanti a pane e finocchiona
Sparita la bistecca di Chianina
Il Chianti al mio destino mi abbandona
Non drammatizzo, ma l’è una rovina.
Fece così la bionda pacioccona
Che non trovai nel letto una mattina.
Mi resta in mente e in core un solo vanto
Come fa l’uccellino, me la canto.

Sì, canto Italia te, tu sei l’incanto
Son pien d’orgoglio, sei la patria mia,
Ascoltami tra una risata e un pianto,
Qui non si vive solo di poesia,
Digiuna chi si vuole fare santo
Ma questa vocazione è un’utopia.
Noi qui si tira avanti alla giornata
E Monti, giù, ci dà un’altra stangata

E intanto c’è chi fa vita beata,
A noi le tasse e far quadrare i conti.
Oh dignità! Ti abbiam dimenticata
Guarda come siam messi, dottor Monti!
La gioventù è tradita e disperata.
Son questi i problemi che tu affronti.
Qui si rivela il popolo italiano
Che soffre, ma non vuol soffrire invano.

Sta pure scritto, il popolo è sovrano,
Se questa cosa qui è democrazia
Ebbene ell’ha un sapore alquanto strano
Pochi col culo caldo e noi per via.
Vi chiedo scusa pel parlar villano,
Non posso più frenar la lingua mia.
Vado così cantando eppur son scosso
Per un antico orgoglio vedo rosso.

Il signor Rossi ha casa accanto al fosso
Una casina in Via dello Steccato
Dice che il fisco è un po’ che gli sta addosso,
O paga l’IMU o mangia, è pensionato.
Qui ci son troppi cani attorno a un osso
Il signor Rossi è bello che spolpato.
Della su’ casa ne farà chiesina
Si salva, ‘un paga l’IMU e c’indovina.

Noi di figliol n’abbiamo una dozzina
Di farci preti manco si discute,
Mi ronza un’ideuzza malandrina
Una di quelle dal cielo piovute:
Meglio ch’essere punto, mi fo spina,
Fo il deputato di larghe vedute.
Ma come al Malaparte si conviene
A volte il peggio è meglio assai del bene.

Mi par d’essere nato a patir pene
Non ho quattrini, resta l’allegria.
Vergogna a chi del nostro si mantiene
Vergogna a tutta la mala genia.
Van predicando ma han le tasche piene
In nome di una vuota ideologia.
E tu donna, studente, pensionato
Illuditi, contento e coglionato.

CHIOSA
Che v’ho da dire? Faccio l’usignolo
Ero cornacchia e mo canto da solo.

Pier Giorgio Cavallini

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Il fisco, lo san tutti, era la cassa
Dove i soldi mettea l’imperatore
Romano poi che al popolo a man bassa
Li avea sottratti, e il popol, con furore
Cercava inver di non pagar la tassa
E fu così che nacque l’evasore.
Ma l’evasore va giustificato
S’è uso a esser dal fisco tartassato.

Sembrerebbe un problema limitato,
Alla caduta del Romano Impero;
Ma non è detto che ciò ch’è passato
Non si possa ripetere. E per vero,
Se il popolo di Roma era sfiancato
E ridotto ad un povero destriero
Magro e sfinito, come in quei frangenti
L’Italiano, oramai, vive di stenti.

Tra cassa integrazion, licenziamenti,
E ditte che dichiaran fallimento,
Imprenditori suicidi, aumenti
Della benzina, del riscaldamento,
Di latte e pane e degli altri alimenti
Non è sicuramente un buon momento
E chi promette lacrime e dolori
Prima o poi, son convinto, lo fan fuori.

E perché non parlar di quei signori
Che credon le finanze risanare
Sperando di stanare gli evasori,
Aumentando le tasse ed il welfare
Tagliando … non servivan professori:
Qualsiasi ragionier lo sapea fare.
E allor, come diciamo noi in spezzino:
Su, Professore, porta via il belino!

E becco e bastonato il cittadino
Nelle ire incorrerà della Fornero
Pseudo-lady di ferro: un bel casino.
Ma sarà certo l’IMU il colpo vero
Assestato alla gola del meschino.
Governo ladro, vile e menzognero
E farabutto. E l’evasor totale
Non paga l’IVA e il fisco, e va assai male

La quotazion del buono nazionale
Del tesoro: e lo spread con il tedesco
Tende a crescere fuori del normale.
E intanto, un dopo l’altro, vanno al fresco
I ladron dei partiti e al Quirinale
Siede un vecchio immortale pilatesco
C’ha svenduto vilmente il Bel Paese
A quello schifo di finanza inglese.

Però è pur ver che tutte le pretese
Ch’aveva l’italiano fannullone
Di viver ben senza badare a spese
Sono rientrate e questa è l’occasione
Per cambiare le cose e alla palese
Fallimentare globalizzazione
Dar con un calcio in culo il benservito
E al vivere tornare nostro avito.

Il cantar mio in ottave è ormai finito
Ma come si conviene a tal canzone
Acciò che ciò ch’ho detto sia capìto
A fondo, voglio trar la conclusione:
Al trinomio in concorso, ben scandito
Com’è, non vi può essere eccezione:
Perché c’è, ci sarà e c’è sempre stato
Il fisco l’evasore e il tartassato.

Giovanni Kezich

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Perso che fu il terrestre paradiso
e tramontata già l’età dell’oro
trovossi l’uom d’un punto all’improvviso
a sostentar sé stesso col lavoro
e questo lo raccontan per inciso
schiere di autori antichi tutti in coro
poeti, saggi e qualche santo ancora
che più non mangerà chi non lavora.

Poi che dalla foresta a sortir fora
per farsi largo a stento nel creato
ebbe l’uomo a fissare sua dimora
nella città, e presto nello Stato:
canali strade ponti ed altro ancora
ed un palazzo ad ogni magistrato
eresse poi, ma come non capisco
senza l’erario, gli esattori, il fisco?

Eccolo che già attacca ormai quel disco
che da mille e mill’anni e più risuona
ché non v’è statua, od arco od obelisco
a non esser pagato con l’annona
e meraviglio: anzi di più, stupisco!
se penso a Babilonia, Atene o Roma
e pure il buon Gesù l’ebbe a far credere
“Quel che non date a me, datelo a Cesare!”

Ecco dei tempi nuovi ormai l’incedere
senza alcun freno con le nuove tasse
gabelle, imposte, accise da non credere
per rimpinguarlo il fisco e le sue casse
e tutto veramente senza ledere
null’altro che il buon vitto delle masse
per giungere a tassarlo il macinato
oltre al tabacco, ai sigari e al trinciato.

Ma l’Otto e il Novecento è trapassato
per arrivare al provvido Duemila
dove però a scrutar nulla è cambiato
se le mettiamo le gabelle in fila
l’onesto cittadino è ognor vessato
e di bollette se ne fa una pila
peggio è che per ogni pagatore
si smarca di lontano un evasore.

Così si osserva che il lavoratore
quando ha finito di pagare tutto
resta col solo premio del sudore
senza goder di sue fatiche il frutto
mentre c’è più di qualche imprenditore
avvezzo a fare il tempo bello e il brutto
e in barba a trattenute e versamenti
scioglie le vele dello yacht ai venti.

E diamo qui la stura agli argomenti
di chi un tempo voleva l’uguaglianza
volendo predicar fuori dai denti
i presupposti della fratellanza
ma resta chi ne ha zero e chi ne ha venti
e chi duecento, e più maggior sostanza,
laddove non c’è aliquota che possa
ripareggiar la fetta, o corta o grossa.

E certo non a torto alla riscossa
da Spartaco a Togliatti a Gian Burrasca
dietro a uno straccio di bandiera rossa
ebbero a subornar chi è verde in tasca:
lontani i tempi ormai della sommossa
s’attende alfin che un nuovo mondo nasca
magari senza fisco ed evasori
né tartassati, e né tartassatori!

 

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